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Epoca romana

Lungo il tracciato della via Emilia, tra Forum Livi (Forlì) e Caesena, nei pressi dell’Ausa e in una zona pianeggiante che conserva ancora visibili le tracce della centuriazione, fu fondata Forum Popili, il cui nome sembra legato al console Publio Popilio Lenate, indicata come municipium tra il 90 e l’89 a.C. La pianta della città romana era caratterizzata da isolati quadrangolari e uno degli assi stradali principali era costituito dal tracciato dell’antica via Emilia; qui trovavano posto edifici pubblici, indiziati da iscrizioni e resti di colonne monumentali, ed edifici privati. Nel suburbio orientale si trovava il quartiere artigianale in cui tra il I e il III secolo d.C. si producevano le anfore dette “tipo Forlimpopoli”, caratterizzate da un fondo piatto, forma adatta a una circolazione a raggio ridotto lungo le rotte terrestri e fluviali. Al di fuori del perimetro urbano si dislocavano le necropoli, la più importante delle quali, con 299 tombe a inumazione, si trovava a ovest della città, prospiciente l’antica via Emilia. Le numerose attestazioni di edilizia privata documentano la vitalità del centro e hanno permesso il recupero di importanti pavimenti a mosaico e la ricostruzione di aspetti di vita quotidiana all’interno delle domus romane attraverso la testimonianza del vasellame per la mensa, degli oggetti legati al gioco, alla vita della donna, all’illuminazione, alla scrittura e alle attività di tutti i giorni.

Nell’agosto 1969, a sud della circonvallazione Emilia, in occasione di lavori per la costruzione di locali interrati in proprietà Vitali, vengono riportati alla luce resti di strutture pertinenti a un edificio residenziale di epoca romana. (continua)

La ceramica di uso comune veniva impiegata in cucina per la conservazione, la preparazione e la cottura dei cibi. (continua)

Le lucerne rappresentano il mezzo di illuminazione più diffuso nel mondo romano a partire dal I secolo a. C.; le più comuni sono quelle in terracotta, ma non mancano quelle in bronzo o in altri materiali (oro e argento), non attestate però a Forlimpopoli. (continua)

La lucerna, esposta nel Museo di Forlimpopoli, è stata rinvenuta nel 1930, nell’area del giardino pubblico di Forlimpopoli1, a un centinaio di metri a sud della Via Emilia, nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione dell’acquedotto. (continua)

Le anfore venivano fabbricate all’interno di officine specializzate attraverso un complesso procedimento che si articolava in cinque fasi principali, che comprendevano l’estrazione e la preparazione dell’argilla, la modellazione e l’essicazione dei vasi e, infine, la cottura all’interno di fornaci. (continua)

Le anfore sono contenitori ceramici di media e grande capacità, concepiti per trasportare derrate alimentari liquide o semiliquide – come vino, olio, salse di pesce, miele, olive – su medie e lunghe distanze. (continua)

In età romana una fondamentale disposizione giuridica, che doveva essere rispettata da tutta la comunità, imponeva il seppellimento dei morti al di fuori del perimetro della città. (continua)

Come tutte le città romane anche Forlimpopoli aveva le sue necropoli distribuite lungo i principali assi viari extraurbani. (continua)

Nella zona di via XXV ottobre è stata scoperta una tra le più grandi necropoli mai trovate in Emilia Romagna. Lo scavo ha messo in luce 299 sepolture ad inumazione. (continua)

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